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sabato 13 gennaio 2018

American Model

Tutti odiano le americanate ma allo stesso tempo tutti ne fanno uso.
Nell`azienda di Libero, trentenne laureato in marketing, l´americanata piu´ in voga (e che lui odiava come tutte le americanate) era appendere la foto de l`impiegato del mese. Per il quarto mese di fila il migliore era stato lui.
Il giovane fu assunto circa un anno prima e per un giovane partito dal basso, abituato alla gavetta, fu cosa facile meritarsi fin da subito il rispetto dei colleghi, rispetto ottenuto grazie alla sua umilta´ iniziale, mista a una certa ambizione. Libero aveva un talento innato nel essere il migliore.
Da ragazzino lavorava come porta-pizze e non avendo la patente per lo scooter consegnava le pizze in bici, nonostante cio´ le sue pizze arrivavano sempre puntuali e calde, i clienti erano soddisfatti e le vendite aumentarono.
Stufo della fatica, delle condizioni climatiche, spesso pioveva e consegnare le pizze in bici non era il massimo, e della paga non di certo appagante inizio´a lavorare presso un ristorante come lavapiatti, nei momenti liberi si dilettava a dare una mano nella preparazione dei piatti, le composizioni erano delle vere e proprie opere d`arte, ma anche li duro´ poco. Troppo lavoro in piu´ non retribuito.
All´eta´di diciassette anni inizio´a collaborare con una nota compagnia di fornitura elettrica facendo contratti porta a porta. La sua dialettica lasciava di stucco i suoi colleghi e i superiori, adesso era piu´che soddisfatto, piu´lavorava, bene, piu´guadagnava.
Fu allora che decise di intraprendere un corso universitario in marketing, era il suo posto, era nato per quello, pubblicizzare e vendere un prodotto, anche se quel prodotto fosse di dubbia primaria importanza, il suo carisma lo rendeva tale.
Dopo la laurea, acquisita con il massimo dei voti piu´ lode e menzione di merito, fu subito assunto presso una piccola azienda ma quel posto gli stava stretto, musi lunghi, troppi schemi e regole da seguire, si sentiva come un cucciolo in catene, lui voleva spaziare, esplorare ed escogitare nuovi metodi ma c´era qualcosa che gli legava le mani, finche´a ventinove anni la svolta.
Riceve una mail da una delle piu´grosse aziende della nazione, coglie la palla al balzo.
Tutto procede nel migliore dei modi. Dopo i primi sei mesi il suo contratto divento´ a tutti gli effetti a tempo indeterminato “Adesso iniziamo a fare sul serio” penso´.
Le vendite dei prodotti pubblicizzati da Libero ebbero un successo favoloso tanto da meritarsi la foto, per la prima volta, sulla parete dei migliori.
L´azienda, grazie anche a l´ottimo lavoro di Libero, inizio´ad avere piu´richieste e cio´implicava l´assunzione di nuovo personale.
Lo stesso giorno del primo trionfo di Libero arrivo´ un nuovo dipendente: Tiberio.
Tiberio era un ragazzo viziato che non aveva mai lavorato in vita sua, dunque il capo decise di affiancarlo a Libero in modo che potesse imparare il piu´possibile.
- Capo io apprezzo la sua stima e che secondo lei io sia in grado di poter istruire un novellino pero´ la mia non e´una scienza che puo´essere
insegnata e divulgata, il mio e´come un dono, io ci sono nato cosi´, non ci sono diventato.
- Libero. La mia decisione e´presa. Tu provaci, cosa ti costa? Nel caso dovesse andare male lo sbattiamo fuori.
Libero si sarebbe aspettato qualcosa in piu´da quel breve colloquio con il suo capo ma tuttavia non poteva far altro, questo e´uno dei prezzi da pagare per essere il migliore.
- Collega! Quindi che si fa dopo il lavoro? Beviamo una birra?
- Senti Tiberio, adesso dobbiamo lavorare. Concentrati sul tuo prodotto e se avessi delle domande ponimele pure.
Dopo qualche minuto la storia si ripete´.
- Incredibile! Ma tu ti rendi conto che vita fanno i calciatori? Donne bellissime, auto, orologi d´oro, non la faresti la loro vita?
- No, Tiberio, non la farei. Io odio l´attivita´ sportiva e per avere tutto cio´dovrei farne molta, quindi non la farei.
Passarono altri dieci minuti.
- Ma che figata! Guarda che bella questa spiaggia alle Maldive! Vorrei andarci tantissimo, ti va di venirci?
- No Tiberio! Non ci vado alle Maldive. In Italia abbiamo posti parimenti belli.
- Era solo una considerazione. Perche´mi tratti cosi´?
- Perche ´mi stai facendo perdere tempo, il tempo e´ denaro, quindi sto perdendo soldi. Dovresti darti una mossa pure tu in modo da guadagnare
soldi, permetterti le donne e le auto dei calciatori e pure le loro stramaledette vacanze alle Maldive! Nessuno ti regala niente, se vuoi ottenere
qualcosa devi fare dei sacrifici, non te l´ ha mai detto nessuno?
- Ma io voglio essere come te!
- Ma ci conosciamo da appena quaranta minuti, come fai a dire che vuoi essere come me? Non sai come sono io. Tu devi essere sempre te stesso e
non una brutta copia.
- Si ma tu sei il migliore.
- E allora osserva e impara. Ti ripeto, se hai delle domande o dei dubbi esponili e ti aiutero´
La storia si ripeteva da ormai quattro mesi, anche se fosse difficile lavorare in quelle condizioni, il rendimento di Libero non ebbe nessun calo come allo stesso tempo non ebbe nessun miglioramento il rendimento di Tiberio le cui preoccupazioni erano: “Quando avro´ un ufficio tutto mio?” “Quando avro´ la mia foto su quella parete?” “Perche´tutti amano questo stronzo e gli danno retta”.
Questi pensieri gli frullavano di continuo nella mente, gli toglievano persino il sonno.
Non riuscendo a capire il logico motivo del successo di Libero e del suo fallimento decise di distruggerlo iniziando a parlare male di lui con i colleghi, tra cui con Edoardo, loro collega che inizio´a lavorare presso l´azienda nello stesso periodo di Libero.
- Senti amico, io conosco Libero molto bene, e ti posso assicurare che non e´ il tipo da dire certe cose, specialmente ad uno sconosciuto, per lui
sei questo, quindi anche se dovesse pensare queste cattiverie su di me sono sicuro che gia´me le avrebbe dette perche´non ha peli sulla lingua e
poi come detto non le racconterebbe a uno sconosciuto, quindi dacci un taglio.
In quel istante Libero entro´nel bagno dove i due stavano parlando.
- Guarda un po´parli del diavolo …
- In che senso Edo?
- Niente si scherza. Allora stasera e´confermata la birra?
- Certo socio!
Tiberio era con le mani appoggiate sul lavandino, le braccia tese e tremanti. Quando Libero si avvicino´per lavarsi le mani Tiberio si volto´ di scatto e con gli occhi rossi dalla collera, in preda ad una crisi di nervi inizio´a colpire al volto Libero con il suo iPhone X. Libero non ebbe modo di difendersi da quel gesto inconsulto ed inaspettato. Dopo pochi secondi il suo corpo giaceva a terra in una pozza di sangue.

venerdì 8 gennaio 2016

LAS VELAS

 Camminare per le vie di Las Velas è qualcosa che non può essere descritto. Non si possono descrivere le moltitudini di led che sprigionano luci in tutte le salse. I grattaceli che si spingono a limite dell'immaginabile. Le larghe e lunghe strade disegnate nel deserto. Il palazzo municipale a forma di vela. Come la città sulle cui rovine è stata costruita anche Las Velas è la città che non dorme mai.
Dopo la tragedia nucleare che ha colpito quella parte degli Stati Uniti d'America nessuno poteva immaginare che qualcosa sarebbe nato da quel mix di polveri,sabbia e cenere. Come una fenice. Ma una città, o forse più, con quel nome già esistevano e dunque si è pensato di spazzare vi quelle ceneri. Spazzarle via con raffiche di vento impetuoso e quel vento doveva anche gonfiare la vela della voglia di rivalsa, di rinascita, la voglia di ricominciare e sospinta dal vento, quella vela, sarebbe volata sulle ali di questo nuovo ottimismo ed entusiasmo. Ecco perchè, il fondatore, decise di chiamarla Las Velas.
Proprio lui, Mr. Pink, adorava girare di notte per la sua città. Non c'era uomo, donna o bambino che non sapesse chi fosse quel ometto dagli occhi color cielo, la folta capigliatura bianca e vestito sempre in modo impeccabile, elegante e con enorme stile. D'altronde quando si è uno degli uomini più ricchi e potenti del mondo la cura della propria immagine è tutto.
Durante una delle sue consuete passeggiate serali, Richard Pink, pose attenzione su un evento particolare. Il Maximal Theater era stracolmo di gente. Un lungo tappeto rosso accompagnava fino all'ingresso eleganti celebrità del mondo dello spettacolo e gli scatti delle reflex illuminavano finti volti gioiosi e sorrisi di circospezione. La cosa gli provocò un un brivido lungo la schiena. Non molto distante dal teatro si affacciava un povero barbone da dietro uno dei vicoli bui che dividono i sontuosi grattaceli. Mr. Pink si avvicinò al povero disgraziato e lo prese a braccetto.
  • Cammina. Non aver timore. Non voglio farti del male.
Finito di dire quelle parole, con il suo solito tono mellifluo, si diresse verso la folla. La maggior parte dei reporter distolse le proprie attenzioni dalle star in passerella per concentrarsi sul magnate filantropo di Las Velas. Mr. Pink tirò fuori dalla tasca dei pantaloni un rotolo di dollari e li mise nelle mani del barbone. La folla andò in visibilio e il suo volto fu illuminato dai flash. Il barbone non riusciva a credere ai suoi occhi e dopo essere stato congedato affittò una camera presso un hotel e contò i soldi: la bellezza di diecimila dollari.
La mattina seguente tutte le maggiori testate giornalistiche esponevano in prima pagina la foto ritraente quel gesto di grande gratitudine. Davanti l'ingresso degli uffici della PinkLab, Richard Pink, trovò un uomo in giacca e cravatta, poco abbinati, che lo attendeva.
  • Grazie signore! Le sono infinitamente riconoscente. Come posso sdebitarmi?
  • Scusi, ci conosciamo?
  • Lei. Ieri sera – la voce era strozzata dalla commozione, la gratitudine e la gioia.
Pink guardò bene l'uomo socchiudendo gli occhi chiarissimi e con espressione sorpresa si picchiettò la fronte.
  • Non l'avevo riconosciuta. Non mi deve assolutamente nulla buon uomo – e così dicendo entrò presso i locali della sua azienda.
L'uomo si presentò ogni giorno per un mese intero. Ma Pink non voleva che l'uomo si sdebitasse.
Dopo alcuni giorni su tutti i notiziari si parlava solo ed esclusivamente di un crimine efferato: l'uccisione dell'usciere della PinkLab.
  • Troppa pubblicità. Questo tipo di pubblicità non fa bene agli affari Mr. Pink – diceva il consigliere Rodham.
  • Ha proprio ragione ma purtroppo andava fatto. Adesso dobbiamo occupare il posto vacante. Rintracciate quel barbone.
Il mattino seguente il barbone si recò in largo anticipo sul posto di lavoro. Arrivato Mr. Pink gli corse incontro.
  • La ringrazio signore. Non so cosa dirle. Sono veramente entusiasta di lavorare per lei
  • Si calmi. Un po di contegno. Come ha detto che si chiama?
  • Carlos Montoya.
  • Bene signor Montoya, adesso le spiegheranno il lavoro. Le auguro una buona giornata.
Montoya lavorava diligentemente. Il suo salvatore meritava il meglio, non faceva mai mancare apprezzamenti sugli abiti, l'eleganza, preparava giornale, colazioni e ordinava i pranzi prima ancora che il magnate li richiedesse.
  • L'entusiasmo di quell'uomo quasi mi intimorisce Rodham – disse Mr. Pink durante una riunione
Diversi mesi dopo, una sera, dopo aver smontato da lavoro, Carlos Montoya si recò presso un bar, ordinò una birra e ascoltava attentamente il notiziario: parlavano della PinkLab e di presunti affari con la malavita organizzata. Carlos era stizzito da tali calunie. Poco distante un altro cliente, parlando con il barista, confermava le dicerie della giornalista. Carlos si voltò e gli spaccò la bottiglia in testa e poi iniziò a mal menarlo.
Mentre la polizia lo portava fuori in manette gridava:
  • Lasciatemi stare! Voi non conoscete Mr. Pink, lui è buono! Io sono fiero di lavorare per lui.
Mr. Pink, la stessa sera, si recò presso il comando generale della polizia. Entrò nella stanza dove Montoya lo aspettava seduto. Gli si avvicinò e gli diede un ceffone.

  • Lurido balordo. Secondo te, io, che figura ci faccio adesso! Io ammiro la gratitudine, la servilità e l'entusiasmo con cui lavori per me ma spesso cadi nel fanatismo. Io odio i fanatici. Feccia eri e feccia tornerai – detto ciò voltò le spalle e uscì dalla sala lasciando Montoya a scontare la sua pena.

giovedì 7 gennaio 2016

COLLETTO BIANCO

 Bar Mediterraneo è un posto di passaggio. Giornalmente il piccolo locale che lo ospita e i sei tavolinetti messi a disposizione sul lato est vengono visitati da migliaia e migliaia di palermitani e non. Prendono il caffè studenti, addetti alla segreteria, cancellieri, deputati regionali, pubblici ufficiali, mamme, papà, nullatenenti, mendicanti e turisti. Insomma si incontrano lì persone di diversa estrazione sociale e culturale. Non potrebbe essere il contrario nella splendida e multietnica Palermo, dall'alba dei tempi crocevia dei più disparati popoli. La cosa strana è che ogni giorno, puntualmente, tra le dieci e le undici del mattino, il bar è quasi deserto. Al massimo si possono contare cinque clienti, nella maggior parte dei casi turisti tedeschi, il titolare, seduto pesantemente alla cassa, Rosaria, la bella banconista e il suo collega Carmelo, detto Aquila per la capacità di captare tutto ciò che gli succede intorno con occhi attenti, proprio come la regina degli uccelli.
Venerdì 12 febbraio, durante quell'ora di stallo, il bar viene visitato da un omone calvo, naso a patata e viola per i capillari rotti, vestito blu, camicia bianca e cravatta argento. Diversi giornali sotto l'ascella mentre parla a telefono con tono basso ma soddisfatto.
  • Mi devo complimentare con te e fai i complimenti al tuo uomo. E' sulle prime pagine dei quotidiani regionali e ne parla pure qualcuno di tiratura nazionale. Lo hanno ritrovato dopo quasi una settimana, un colpo secco in fronte e nascosto in un casolare abbandonato. Comunque ti aspetto al bar. Parliamone di presenza che è meglio – chiusa la chiamata ordina una spremuta di arance.
Durante l'attesa, il cliente, fissa più volte Rosaria, fa qualche battuta di dubbio gusto e ride mostrando una dentatura lurida e non uniforme. Finita la spremuta l'uomo esce dal locale e da fuoco al sigaro. Riposto l'accendino in tasca si volta sulla destra e allarga le braccia facendo sprofondare in un affettuoso abbraccio un ometto magro, dal naso aquilino, basso e con la barbetta incolta avvolto in un giubbotto di pelle.
  • Per me un caffè macchiato qua e un cannolo da portare via grazie – ordina l'ometto – lei Onorevole? Cosa posso offrirle?
  • Nulla amico mio, ho appena preso una spremuta durante l'attesa.

L'incontro dura pochi minuti. L'ometto ritira il sacchetto di carta con il cannolo dalle mani di Aquila, si dirige verso l'auto, sale, apre il sacchetto e trova l'arma del delitto come pattuito.

lunedì 4 gennaio 2016

Romanzo Gratis

Di seguito potete trovare le indicazioni per scaricare gratuitamente un piccolo romanzo scritto da me ( sono appena 42 pagine)
Ogni vostro download significa tanto per me
Grazie in anticipo

ROMANZO GRATIS tramite il forum di Braviautori.it

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sabato 2 gennaio 2016

LUCA

C'è questo mio amico: Luca.
Luca è malato di donne. Malato nel senso che ama stare dietro le donne, corteggiarle e farci l'amore.
Luca non è un tipo fedele. Non è in grado di portare avanti una relazione stabile. La sua relazione più lunga è durata venti giorni.
Lei era molto bella: Francesca. Occhi cerulei e capelli rossi. Sorridente, cordiale, simpatica e, purtroppo, timida da fare schifo.
Una sera, appartati dietro lo stadio, si scambiavano effusioni e preso dalla foga, Luca, inizia a palparla. Ribalta lo schienale, le si mette sopra, la bacia, le toglie la maglietta, fa scivolare la zip dei jeans.
Lei ferma. Muove solo la lingua.
Luca non ci fa caso e continua a spogliarla, slaccia il reggiseno, toglie le mutandine e lei continua a restare immobile. Un paio di carezze sul volto e la lingua che gira. Nient'altro.
Luca inizia a slacciarsi i pantaloni, li abbassa insieme alle mutande e poggia il suo caldo membro su Francesca. Con una leggera pressione è dentro.
Lei immobile.
Lui preso dalla foga spinge, gira, tocca, lecca e infine esplode sul sedile. Lei non lo guarda nemmeno. Lui torna sul lato guida e si siede sopra il suo seme. Impreca, cerca un fazzoletto, si pulisce si riallaccia i pantaloni. Francesca intanto si veste velocemente.
  • Cosa c'è che non va?
  • Niente Luca.
  • Ho come avuto l'impressione che eri assente – è sempre stato molto arguto Luca.
Silenzio.
Luca la riaccompagna a casa. Dopo qualche minuto gli squilla il cellulare. E' un messaggio da parte di Francesca: “Scusami per stasera ma io ho ancora la testa al mio ex, non ci potrà mai essere nulla tra noi”
Luca passa il palmo sullo schermo catturando lo screenshot, clicca su condividi, posa l'indice sull'icona dell'app di messaggistica, seleziona il destinatario ( che dovevo essere io), e digita come didascalia: “ma chi si crede di essere questa? Io me la volevo solo bombare e tra l'altro era una galleria” seguito da diverse faccine sorridenti. Invia e scrive anche la brevissima conversazione avuta sull'auto.
Dopo due secondi gli squilla nuovamente lo smartphone. Una chiamata in entrata. E' Francesca.
  • Pronto?
  • Mi fai schifo! Sei un pezzo di merda! Non hai rispetto per le donne! Sei un volgare materialista! Sei così stupido che di sicuro non ti sei reso conto di aver sbagliato! Te la farò pagare!
Francesca chiude bruscamente la chiamata. Luca apre l'app e si accorge di aver mandato lo screen proprio a lei. Batte la testa contro il finestrino e si stropiccia la faccia.
Il giorno dopo ha trovato la scritta IMBRANATO, spruzzata con una bomboletta nera, sullo sportello dell'auto.

Oggi ogni volta che vanta una nuova conquista noi lo riportiamo con i piedi per terra ricordandogli la bella figura di M.

martedì 22 dicembre 2015

Addobbi Natalizi

Luce bianca. Occhi smeraldo. Mani fredde. La voce bloccata dal bavaglio. I movimenti neutralizzati da cinghie di cuoio. Il laboratorio è tutto bianco e acciaio. Anche la carta-lenzuolo della lettiga è bianca. Il bisturi è d'acciaio. La pelle chiara. Il segno nero. L'incisione trabocca di rosso. Il mormorio, accompagnato da un sussulto, muore sulle corde vocali.
L'aguzzino stende il lembo di carne con una molletta. Le gocce di sangue si schiantano al suolo disegnando improbabili ghirigori.
Si avvicina al lavello. Lava per bene le mani. Si sposta verso la farmacia, apre lo sportello, prende l'anestetico, inserisce l'ago, tira indietro lo stantuffo, picchietta col medio, espelle l'aria superflua, si avvicina con sorriso sardonico alla vittima e inietta in bolo. Lo volta. Appena riprende conoscenza incide le due facce sorridenti sui polpacci. Le stende. Si butta sulla poltrona, indossa il berretto rosso.

Fissa i lembi di pelle – E anche quest'anno avrò palle di natale e stella per l'albero.

domenica 20 dicembre 2015

Genesi

Un puntino bianco nell'oscurità. Silenzio. Un ronzio in lontananza. Sempre più vicino. Qualcosa sferza l'aria scura e silenziosa. Un altro ronzio. L'aria viene mossa nuovamente. Dietro il puntino bianco si avvicina velocemente qualcosa. Un secondo puntino bianco. Velocissimo lo sfiora. Il primo puntino bianco barcolla. Vibra. Le vibrazioni sembrano pericolose. Un terzo ronzio, un terzo puntino bianco. Investe il puntino vibrante. Esplosione.
Tutto diventa bianco. Accecante. Vibrante. Sinistro e spaventoso.
Tutto lentamente torna soffuso. Il bianco si scompone. Ronzano nell'aria puntini rossi, arancio, gialli, verdi, blu, indaco e viola. Ronzano, sfrecciano, si scontrano, si mescolano, si rincorrono freneticamente. Puntini rossi che si scontrano con puntini blu creando altri puntini viola che si scontrano con puntini gialli creando altri puntini marroni e cosi via.
Questo continuo collidere di puntini genera un'infinità di altri puntini che si ammassano uno sull'altro dando vita a una massa informe multicolore. La massa si addensa e si fluidifica a seconda della sostanza e del colore dei puntini che la compongono.
Il caos cerca un equilibrio. Le collisioni diventano più o meno forti. Ogni collisione genera un movimento, minimo o evidente che sia. I movimenti sono contrastanti tra loro. Fanno vibrare la massa informe. Ogni vibrazione genera movimento. Ogni movimento contrasta con il resto. La massa informe inizia a muoversi su se stessa. Vibra prima verticalmente. Lentamente inizia a vibrare diagonalmente e infine anche trasversalmente. Le vibrazioni diventano sempre più frequenti e violente. Ogni vibrazione allontana pezzi di massa. A ogni pezzo perso la massa inizia ad acquisire una propria forma ben precisa. Sputacchia pezzi dappertutto, le vibrazioni sono una costante. Hanno un ritmo, un ordine. Adesso la massa ha iniziato a ruotare lentamente su se stessa. Vibra, ruota e perde pezzi. La velocità aumenta a vista d'occhio. La massa si modella e plasma in autonomia. Alcuni sputi si sono agglomerati formando quattro grossi palloni, uno grigio, uno marrone, uno nero e uno bianco poco distanti dalla grande massa.
Altri spunti ancora più lontani di colore rosso vivo hanno creato una palla di fuoco rotante alle estremità. Senza intervalli regolari si ammirano delle esplosioni che rendono la palla sempre più grande.
La massa iniziale intanto adesso ha le sembianze di una sfera.
Una grandissima macchia gialla ricopre buona parte di quel nuovo mondo appena creato. Boschi infiniti, praterie fin oltre l'orizzonte. Montagne maestose e misteriose alte più di sei mila metri e per finire, nell'estremo nord di questo maestoso continente un vastissimo deserto.
Sulle aride sabbie del deserto si muovono piccolissimi animali neri senza occhi, con quattro zampe, pelosi e un pungiglione al posto della coda contenente un potentissimo veleno. Strisciano serpenti e si spostano pesantemente enormi quadrupedi senza pelo dal collo lungo.
Le praterie sono la dimora dei più veloci quadrupedi di tutto il mondo.
Raramente si intravedono sterpaglie ma quelle poche sono popolate da altri meravigliosi animali.
Le foreste, i boschi e le giungle sono zeppe di volatili e grossi mammiferi che si fanno la guerra tra loro per il controllo del territorio. Tra quei mammiferi il più astuto è sicuramente l'uomo. Si distingue per furbizia, agilità, comunicazione e intraprendenza. Per ogni specie animale sono presenti due sessi ben distinti e contrapposti.

Il caos ha voluto così. Il suo ritmo e ordine è stato trovato. Un nuovo mondo è stato creato. Un Mondo, quattro Satelliti e una grossa Stella a illuminare tutto.